Bondage e kinbaku
La parola Bondage significa letteralmente “schiavitù” mentre il verbo che ne deriva, to bind, significa legare, costringere. Nell'ambito delle attività erotiche o sessuali la parola Bondage indica la pratica di sottoporre una persona (consenziente) alla restrizione del movimento tramite manette, polsiere, catene, corsetti, corde e altri strumenti. Partendo dal light bondage, ovvero sia il legare solo mani e/o piedi, si arriva a forme di costrizione completa, in cui si impedisce ogni movimento (mummificazione) o addirittura impedendogli ogni contatto col terreno (sospensione).
Le principali tecniche di bondage possono essere raggruppate in sei diverse categorie:
Costrizione di parti del corpo, raggruppate o ristrette fra di loro
Separazione o divaricazione di parti del corpo
Collegamento di parti del corpo a oggetti esterni, muri o sostegni
Sospensione del corpo a soffitti o sostegni
Restrizione o modificazione forzata dei normali movimenti del corpo
Immobilizzazione completa del corpo (mummificazione) che può essere portata fino alla completa deprivazione sensoriale.
Nell'ambito del Bondage una pratica specifica e a se stante è il Rope Bondage ossia l'uso delle sole corde per immobilizzare. Questa pratica ha due stili principali ossia il metodo Occidentale, sviluppato in gran parte negli Stati Uniti, e quello Orientale che nasce in Giappone, conosciuto come kinbaku o shibari. L'unione dei due stili ha dato origine a quello che oggi viene chiamato Fusion Rope Bondage.
Il bondage giapponese è spesso chiamato shibari o kinbaku, termini che vengono usati in maniera intercambiabile dai giapponesi. Shibari vuol dire letteralmente “legare” mentre kinbaku significa “legatura stretta”. Il termine shibari è entrato nel linguaggio comune più di recente e al di fuori dell'ambito erotico non identifica necessariamente una forma di bondage.
La differenza tecnica fondamentale tra bondage occidentale e bondage giapponese sta nel tipo di corde usate. Il bondage giapponese prevede l'uso di corde in fibra naturale, tutte di egual lunghezza (tradizionalmente erano 4 volte la larghezza di braccia del legatore, oggi generalizzata tra i 7 e gli 8 metri), dal diametro di 5-6mm, rifinite con due “overhand knot” (nodo semplice) alle estremità. In Occidente invece si usano corde in materiali di vario tipo, dal cotone al polipropilene, di lunghezza e diametro variabili.
Tuttavia la vera differenza tra il rope bondage occidentale e il kinbaku sta nell'estetica e nella filosofia che sta dietro a questo tipo di disciplina. Il Kinbaku prevede specifiche forme (kata) e regole estetiche. Le posizioni sono quasi sempre asimmetriche e spesso scomode. Molto comuni le legature che consentono alla persona la scelta tra due posizioni egualmente fastidiose o dolorose per amplificare l'impatto psicologico della costrizione. L'uso dei nodi è limitato o addirittura assente, prediligendo frizioni e ritorsioni della corda su se stessa. L'uso dei nodi sul corpo è considerato sgraziato secondo le regole estetiche tradizionali giapponesi, mentre in occidente viene addirittura enfatizzato usando nodi decorativi.
Nello shibari l'enfasi non è posta sulla legatura in se, ma sul come la corda viene apposta dal legatore diventando un'estensione delle sue mani, sul rapporto di intimità che si crea. In poche parole il bondage giapponese riguarda più il percorso che porta al risultato finale rispetto al risultato stesso. Il kinbaku, a differenza del bondage occidentale non è una pratica, ma una vera e propria disciplina, che implica quello che i Giapponesi chiamano "kokoro", ossia cuore, spirito e mente, cose non non si possono acquisire tramite la semplice conoscenza di tecniche e nodi.
Oggi il bondage giapponese non è solo una forma di costrizione sadomasochista ma è diventato una vera e propria forma d'arte dove il legatore crea una scultura umana modellando il corpo attraverso le corde.











