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Introduzione alla storia del kinbaku

Questi cenni storici, sono stati ripresi e tradotti dal libro molto approfondito di Master K "The Beauty of Kinbaku". Purtroppo non era possibile fare una traduzione completa di tutto il libro su un mezzo meno appropriato per una simile lettura come è internet e quindi si è cercato di offrire in modo più conciso, ma rispettando i punti salienti, il percorso storico che l'autore ha fatto nella sua opera.

Il consiglio, per tutti gli appassionati, è di acquistare tale libro per avere ulteriori informazioni e dettagli su un argomento così interessate e sviluppato con grande cura da Master K. 

Per acquistare il libro, andate direttamente sul sito dell'autore http://www.thebeautyofkinbaku.com/

Il Giappone e le corde

Legare è una pratica molto comune in Giappone, estremamente radicata nella cultura e nella quotidianità: dall’arte di confezionare pacchetti regalo, all’allacciatura dei kimono mediante la fascia chiamata obi.
Una nota particolare merita la pratica del Mizuhiki, che consiste nell’utilizzare piccoli cordini per decorare le buste di carta contenenti messaggi di auguri, ringraziamenti o condoglianze per amici e conoscenti.

La pratica del Mizuhiki risale all’era Heian (794-1185) quando le donne della corte impararono l’arte di creare nodi decorativi per regali e lettere.

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L'hojojutsu

La storia del Giappone ha visto l’inizio in un periodo di continue guerre e lotte interne. E’ in questa situazione che sono fiorite le arti marziali, tra cui l’hojojustu (o Nawajutsu), che prevedeva l’uso di corde per attaccare, difendere e immobilizzare i prigionieri di guerra. Le origini di questa arte marziale non sono ben chiare, tuttavia si rivelò presto una pratica molto efficace di cattura e imprigionamento, per cui la sua conoscenza è importante, oltre che interessante, per comprendere come il kinbaku moderno si sia evoluto.

Le tecniche sviluppate dall’hojojustu dimostrano un’accorta conoscenza anatomica e presentano temi ricorrenti come la riduzione delle leve (gli arti vengono bloccati in modo che la forza che si riesce ad applicare è minore), il posizionamento delle corde per scoraggiare il divincolarsi (ad esempio facendo passare una corda intorno al collo), comprimendo zone sensibili dei nervi delle braccia, polsi o altre aree, con lo scopo di provocare un progressiva pressione sui vasi sanguigni, in caso di tentativi di divincolarsi, con la conseguenza di addormentare le estremità.

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Le punizioni, la vergogna e il potere

Un altro importante aspetto che ha contribuito alla definizione del kinbaku moderno è il modo in cui i criminali venivano puniti durante il medioevo giapponese.

Il Giappone ha ereditato molte delle sue tradizioni più antiche dalla Cina, incluse le modalità di esecuzione della giustizia e così nei suoi periodi più antichi e brutali (specialmente durante il Sengoku  o “Periodo degli Stati combattenti”) vi erano pratiche come le esecuzioni pubbliche, il tatuaggio dei criminali o altre forme di deturpazione, lo scuoiamento, la lapidazione, il dismembramento e così via. Questa pratiche venivano messe in atto da qualunque signore o clan fosse al potere in una determinata area. Lo scopo di queste punizioni pubbliche era di dimostrare l'assoluta del potere sulle persone e di utilizzare i condannati come esempio per dissuadere altri dal commettere simili atti. In questo vediamo un altro importante aspetto tipico del carattere giapponese, ovvero il concetto di vergogna.

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Dalla brutalità all'arte

Quanto visto riguardo il sistema di arresti, interrogatori e punizioni è entrato a far parte della letteratura, delle arti grafiche e della drammaturgia giapponese, creando un insieme di miti, personaggi, luoghi e scenari un po' come l'immaginario del Far West o dei cavalieri medioevali ha fatto nel mondo occidentale. Se è relativamente facile collegare storia e letteratura, leggenda e arte, molto più difficile ricostruire il processo di erotizzazione in quegli stessi riferimenti.

Il sadomasochismo erotico è sempre esistito nella storia dell'umanità, ma perché questo diventi un'attività estetica necessità di almeno quattro fattori:

Itoh Seiyu

L’inizio del XX secolo vide il Giappone impegnato a diventare una nazione moderna, tuttavia, come abbiamo visto, il passato era sempre presente nell’immaginario collettivo e affascinò autori e artisti come il giovane Itoh Seiyu, che decise di studiare per diventare un artista e specializzarsi nella rappresentazione della storia e dei costumi del periodo Edo. Infatti Itoh non fu solo un artista sadomaso, ma fece numerosi lavori anche come preparatore dei fondali per il teatro kabuki e illustratore per giornali e riviste. Per molto tempo dovette tenere nascosti i suoi interessi alternativi.

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L'età d'oro delle riviste S/m

Alla fine del seconda guerra mondiale vi fu un fiorire di riviste che potremmo definire "pulp" (ovvero dai contenuti forti, abbondanti i crimini violenti e situazioni macabre) e furono chiamate "kasuori-shi” ("liquore illegale" oppure "liquore di bassa qualità") per via della bassa qualità della carta su cui erano stampate e del contenuto vagamente erotico.

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Lo sviluppo dell'S/m moderno e le nuove riviste

All'inizio degli anni 70, quando vi fu l'avvento di una nuova serie di riviste a tema sadomaso che portò alla definizione di quello che noi oggi consideriamo l'arte del kinbaku e del sadomaso, la censura non era particolarmente rigida. Tra queste riviste vi furono SM Collector, SM Select, SM Kitan, SM Mania, SM Sniper, SM King e altre. Questa situazione favorevole fu data anche dal fatto che verso la fine degli anni 60 il sadomaso entrò a far parte dell'immaginario collettivo tradizionale giapponese come un'attività erotica legittima. Quella che per Itoh era una segreta ossessione, tutto d'un tratto divenne di moda e fino a quando non disturbava il wa (la "armonia") della società diventando troppo esplicita o troppo offensiva, cominciò ad essere tollerata. Questa è la stessa attitudine che prevale ancora oggi in Giappone. La comprensione del sadomaso da parte della società era cambiata e diventata più aperta in parte anche grazie al successo di alcuni film e programmi televisivi notturni che spesso affrontavano temi del sadomaso. Lo stesso Tsujimura Takashi apparve più volte in questi programmi dopo aver lavorato come consulente di aver eseguito le legature per diversi film storici prodotti da una famosa e tradizionale casa di produzione.

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L'S/m nei film

All'inizio degli anni 70, all'incirca nello stesso periodo in cui fu la seconda fioritura di riviste SM, l'industria del cinema giapponese era in seria difficoltà. Gli spettatori non andavano più nelle sale, catturati dall'avvento e diffusione della tv e i giorni gloriosi del cinema giapponese del dopoguerra erano ormai finiti.

I Nikkatsu Studios, creati nel 1912, era una delle maggiori case di produzione giapponesi allora in difficoltà. Sull'orlo della bancarotta decisero di investire le poche risorse rimanenti nei pinku eiga (film erotici), che fino al 1971 erano stati realizzati soltanto da compagnie di secondo o terzo ordine. Per dare l'idea di quanto drammatica possa essere stata questa decisione provate ad immaginare la Metro Goldwyn Mayer che passa dal fare i musical a fare film porno.

Per quanto possa sembrare scioccante, la mossa si rivelò alquanto profittevole e nel 1974 il consiglio di amministrazione decise di lanciare un nuovo tipo di pinku eiga, che nominarono roman-porno ("porno romantici") incorporando anche soggetti sadomaso. 

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Il kinbaku ai giorni nostri

Oggigiorno lo fa lo shibari/kinbaku è diventato una parte accettata nel panorama erotico e anche culturale del Giappone. Immagini e "performance" sadomaso appaiono all'interno di riviste, fumetti, film e, ovviamente, all'interno dei video dedicati. Questo ha ovviamente i suoi pro e i suoi contro.

Tra gli aspetti positivi, va detto che la popolarità di questo materiale ha portato maggiori opportunità commerciali per gli artisti più talentuosi. Dalla fine degli anni 70 alcuni praticanti molto capaci sono apparsi sulla scena e hanno portato l'arte dello shibari/kinbaku verso nuove vette. Personaggi come Yukimura Haruki, Arisue Go o Akechi Denki collaborarono con vari tipi di media, spostando in alto l'asticella della creatività e della bellezza delle loro legature. Negli anni 80 e 90, Akechi Denki, con i suoi immancabili occhiali da sole scuri, sembrò rappresentare più di altri l'arte dell'kinbaku giapponese verso il resto del mondo.

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Tavole illustrate sugli affari penali del periodo Tokugawa

Consiglio la visione/lettura di questo sito web dell'Università Meiji a Tokyo, il cui Museo ha una sezione dedicata al crimine. Al link qui sotto è possibile vedere una serie di tavole pittoriche che raffigurano alcune scene tipiche riguardanti i crimini e il modo in cui essi venivano trattati dall'autorità durante il periodo Edo (iniziato nel 1603 con Tokugawa Ieyasu). Sebbene questo documento ha una sorta di valenza propagandistica, contrapponendo la "crudeltà" del periodo edo al riformismo e illuminismo del periodo Meiji, risulta molto interessante vedere quale fosse il substrato culturale a cui la letteratura, le arti figurative ed il teatro kabuki attingevano per contestualizzare le loro storie piene di passione, un po' come nella letteratura e cultura occidentale di fine ottocento, c'è stato un rifiorire dei riferimenti al medioevo, alle sue battaglie e alle sue storie di prigionie, evasioni, torture e conclusioni a lieto fine.

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